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Val di Bisenzio
1° Premio
Visentium: identità come nuova denominazione
Secondo Francesco Remotti, noto antropologo contemporaneo, l’identità è un fatto di decisioni che dipende dalle scelte, dalle denominazioni e dagli interessi, è quell’oggetto che viene sempre deciso e inventato. L’operazione di denominazione è un fatto altamente importante nella costruzione di un identità. Egel sosteneva che l’uomo si trova in un continuo “tagliare” e “ricucire” il mondo nell’azione di costruire la propria identità.
È da questa operazione di taglio e cucito che si sviluppa il nostro progetto di identità visiva. Un recupero che è un “taglio” nella tradizione che consecutivamente viene ricucito nella contemporaneità.
Tradizione che ritroviamo nell’etimologia del termine Bisenzio, Vesentia, Visentium. Nostro scopo è quello di non soffermarci al termine latino in oggetto, che come sappiamo si riferisce a una città ben nota sul monte Bisenzio, ma appunto operare nel suo interno, attuare quell’operazione di taglio che ci servirà a porre un valore intrinseco alla nuova identità in costruzione.
Se sillabiamo la parola Visentium, (Vis-ent-ium) ci appare immediatamente riconoscibile la locuzione vis, s.f. di vires, virium, che rappresenta forza, vigore e che si può raffigurare in efficacia, importanza, ma anche essenza o carattere essenziale. Vis solis (la potenza del sole) oppure vis atque impetus flumini (la forza impetuosa delle acque). Vis è quindi elemento costitutivo, caratteristica, è quell’insieme di forze naturali o umane che generano un distinguo. Gli storici romani solevano utilizzare il termine per descrivere i propri eserciti, da sempre noti per compattezza e forza maggiore, vis maior (forza maggiore).
A questo punto abbiamo ritagliato il nostro pezzo di tradizione che andiamo a ricucire sul sistema iconografico contemporaneo.
Nascono un marchio e un logotipo dal forte connotato geo-storico e culturale.
Il logotipo è un segno tipografico che fonde in sé caratteri incisori-lapidari, con quelli di trascrizione stencil, entrambi esprimono la necessità dell’uomo di ricordare momenti storici o indicare percorsi. I primi in qualità di insignire valore o rimembranza, i secondi nell’atto di migliorare una condizione, di segnare una direzione con l’uso di una tecnica spontanea.
Il risultato è un logotipo dal sapore storico da un nucleo di modernità, che esprime le caratteristiche della manufattura nell’epoca in cui si tende al virtuale o all’innaturale.
Il pay-off, cultura e territorio, riprende quei fondamenti antropologici che collocano l’uomo al centro del rapporto natura/cultura, in nessun modo in antitesi, ma in continua evoluzione l’una nell’altra, in altre parole, la cultura plasma il territorio così come il territorio influenza lo status naturale dell’uomo, che è per definizione un soggetto bio-culturale.
Il marchio è evocazione di questo trittico rapporto uomo-cultura-natura, laddove per natura si intende il territorio; una foglia espressione della natura, attraversata da un fiume simbolo dell’unione di culture, che è anche vaso linfatico, venatura che trasporta l’ossigeno, vitale per l’uomo. È interessante soffermarsi sulla capacità trittica di questo segno grafico che nell’insieme delinea un paesaggio.
Grazie allo loro sintesi formale, il marchio e il logotipo denotano una spiccata versatilità d’uso in ogni applicazione, sia nella versione completa che in quella separata.
Il nuovo simbolo d’identità visiva da noi progettato viene quindi a formarsi su ciò che riteniamo più utile ed efficace ai fini di una più duratura comunicazione.
Il soggetto-utente identifica nel marchio quelle risorse, oggetto della propria esistenza, costitutive dell’identità senza lasciarlo così come semplice fruitore.
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